giovedì 7 ottobre 2021
Foto
mercoledì 6 ottobre 2021
40 anni fa a Cittadella
Cari amici, parenti, benefattori e lettori vari, come san Francesco vi saluto: Pace e Bene.
Questo mese
di ottobre 2021,ha un valore particolare per me. Esso mi evoca la cifra 40 cioè
40 anni fa avevo 27 anni quando monsignor Bortignon, vescovo della Diocesi di
Padova mi ordinò sacerdote nel duomo di Cittadella, era un sabato. La comunità
degli studenti comboniani di Padova animò i canti mentre il giorno dopo, domenica
la corale dei cugini Golin di Cavazzale (VI) animò la “ prima messa”. Il
parroco, monsignor Antonio Miazzi fu molto attento a curare il protocollo della
cerimonia e l’accoglienza dei sacerdoti
ospiti. La domenica mattina andando a piedi
in chiesa accompagnato dalla sfilata delle majorette e banda Ciro
Bianchi, confidavo brevemente a mia mamma una emozione mia: “ Quello che stiamo
facendo non è teatro ma è la risposta ad una chiamata di Dio a cui crediamo”.
Gesù Cristo ci chiama tutti ad agire come membra attive del suo Corpo mistico.
Insieme viviamo la solidarietà universale
che papa Francesco sottolinea nei suoi interventi ed encicliche come
quella di “Tutti fratelli”. A proposito questa mattina è venuta a salutarmi una
anziana signora, Bernadette vedova da tanto tempo, senza figli, anzi ne aveva uno che si ammalò mortalmente quando era
prossimo a terminare la scuola secondaria. Lei rientrerà presto a Isiro, città
lontana 130 km dove io vissi sei anni e dove la conobbi impegnata in
parrocchia. Ora soffre da tempo ad una anca che le rende ogni spostamento una
sofferenza. Nonostante abbia pochi soldini in casa e nessun conto in banca e
nonostante nessun membro dei suoi fratelli fosse disponibile ad aiutarla, si
decise di prendere il pullman (da alcuni mesi la strada nazionale è diventata
percorribile anche da grossi veicoli) per venire nel mio paese in foresta a
farsi visitare dal nostro confratello medico.Arrivò verso mezzogiorno senza avere un indirizzo di riferimento dove
alloggiare. Lei non può pagarsi l’alloggio come altri nei piccoli alberghi qua
e là o casette di privati. Al suo arrivo al mattino alla fermata dei Bus un
piccolo venditore vedendola molto in difficoltà a camminare le pagò una
taxi-moto fino all’ospedale lontano 500m. In serata lei ritornò di nuovo da lui
che le offrì pure l’alloggio a costo zero. La generosità della famiglia che
l’accolse le fece riconoscere la vera fede di quella famiglia. Già da domani
farà attenzione al passaggio quasi giornaliero del bus che la riporterà a casaL’ospedale
ha 140 posti letto. Ogni paziente ricoverato deve avere una guardia-malati.
L’ospedale attira molti ospiti che vengono da lontano fino a 500 km. I
contadini vendono in fretta i loro prodotti della terra e a “buon” prezzo!! Mentre il confratello medico cura il corpo il
parroco oltre ai gruppi parrocchiali
gestisce il settore scolastico. Le scuole primarie sono più di venti e
secondarie una decina. Abbiamo un convitto scolastico per bambini pigmei. La grossa spesa è quella alimentare e il
salario a 15 classi della foresta
frequentate da pigmei. Contiamo molto
sulla Provvidenza divina. Il fenomeno della malattia e il fatto della morte
sono spesso considerati in modo a noi distorto. La relazione con la natura è da migliorare molto; aumentano le motoseghe
nella foresta mentre le api diventano rare. C’è
l’abitudine di distruggere le arnie naturali e di mangiare tutte le
larve insieme al miele.
La nostra
presenza di comunità missionaria internazionale
è bene una occasione per vivere dei valori cristiani con una visione
umana positiva che migliora le relazioni sociali e che è un richiamo a Gesù
Cristo, figura del Padre eterno e di tutti i popoli.
Un caro
saluto, padre Franco
venerdì 16 aprile 2021
Foto e video
Pasquetta a Mungbere
5 aprile 2021
E’ il mio compleanno, 67 anni!! La data della mia nascita si allontana.
In comunità sono il terzo per anzianità. Fratel Genesio Maroso di Marostica mi precede d’un anno e padre Manolo, spagnolo ne ha 74. Il più giovane della comunità è Michel, candidato comboniano della regione che in luglio ci lascerà per cominciare la tappa del noviziato in Benin, nell'ovest dell’Africa. E’ piccolo di statura ma sveglio ed entusiasta.
Il triduo pasquale l’ho cominciato nel villaggio Maduya di 500 abitanti lontano 30 km vicino al grande fiume Nepoko. Ogni serata risalivo il percorso e dormivo su un letto diverso. Quella strada ha tanti accampamenti pigmei. Loro sono il 70% della popolazione del settore, forse 500. Ogni mattina dopo il caffè ne visitavo uno e mi intrattenevo con loro. Erano piuttosto gli uomini che si intrattenevano con me e altri accompagnatori. Li incoraggiavo a lavorare la terra, a mandare i bambini a scuola e a costruire le abitazioni non più con le foglie cioè delle igloo ma in fango come gli abitanti bantu sedentari e contadini. I pigmei cattolici sono il forse il 20%. La foresta è 50% composta di grandi “ cespugli” di bambù giganti. Il pranzo e la cena erano spesso di riso cotto e pesce fritto nell'olio. C’erano anche palline di farina di sementi di zucca. Ho sempre bevuto la loro acqua che non era sempre cosi limpida ma era fresca di sorgente. Speriamo bene. Da anni non prendo pastiglie contro i vermi intestinali!! Il concetto di igiene è migliorato. Raramente mi si è avvicinata la mosca portatrice della filaria, verme che si sviluppa nel sangue. La domenica di pasqua l’ho celebrata nel grosso centro di Bakiri di 8000 abitanti e là ho battezzato 47 alunni della scuola primaria e dato solo la prima comunione a 4 di loro. Per l’occasione -- la chiesa è già grande e sufficiente durante la messa domenicale -- si organizzò la celebrazione all'esterno con il facile aiuto delle canne di bambù e i rami di palma. Il sole era intenso. Gli strumenti musicali erano elettrici e i microfoni in ordine. La messa durò quasi tre ore, dalle 9 alle 12.
Pasqua 2021
Carissimi parenti, amici, benefattori, conoscenti,
ormai è Pasqua.
Non capiamo il perché ma la nostra antenna internet non passa più il segnale. Spero
comunque che almeno per mercoledì notte esso ritorni. Giovedì partirò in foresta
per ritornare domenica. Paghiamo tanto e siamo serviti male; comunque
sopravviviamo!!
In Europa la vita è condizionata molto dal coronavirus mentre qui viviamo disinvolti
quasi senza protezioni, protetti dal sole africano.
Solo all’ingresso del nostro ospedale esigiamo la mascherina e la disinfezione delle
mani.
Ora in chiesa mi metto la mascherina solo quando mi siedo per le confessioni. Il
nostro refettorio è molto aerato. Speriamo bene!!
Tre di noi lavorano a tempo pieno all'ospedale e tre in parrocchia mentre fratel
Daniel sta curando alcuni ettari di terra.
Nel nostro paesotto di campagna con forse 15.000 abitanti c’è molta affluenza di
gente che sbarca per accedere alle cure dell’ospedale e che cerca dove dormire
mentre I contadini vendono in fretta e a buon prezzo i loro prodotti La terra è
lavorata solo con la zappa.
Noi accogliamo spesso preti diocesani o religiosi mentre la comunità vicina delle
suore comboniane si sforza di accogliere qualche suora di altri istituti autoctoni. Ci
pesa il fatto che noi non abbiamo strutture grandi e che tutti fanno pressione per
essere ben accolti e andarsene spesso senza dare un contributo ai nostri costi di
soggiorno. Tanti pensano che noi europei abbiamo i soldi facili mentre invece a
tavola beviamo acqua tutti i giorni e il formaggio lo vediamo raramente. La
manutenzione d’una vecchia fuori strada e delle moto ci pesa. Il fango e le buche
logorano freni e cuscinetti vari. Nelle lunghe distanze, dove la strada è “sparita” (
20-40 km) cedo la guida della moto ad un giovanotto che è anche meccanico.
La visita del missionario incoraggia la piccola comunità cattolica a divenire agente di
sviluppo e a liberarsi da false credenze. Insieme si prega il Signore della vita.
Vi ricordo, vi penso e vi ringrazio dell’attenzione che portate verso questa terra che
io percorro anche a nome vostro Vostro padre Franco
mercoledì 16 dicembre 2020
Natale 2020























