Dal lato Nord di Dungu ancora ieri mattina arrivava la notizia che la LRA è uscita nel villaggio di BANGADI -6000 abitanti- la domenica mattina ancora notte. La popolazione ormai sospettosa e già tesa per altri avvenimenti dei dintorni ha reagito e cacciato la LRA. Si parla di sette morti tra la popolazione e di altri tra la LRA. Delle piccole milizie composte di giovani e giovani adulti si sono formate nei grossi villaggi come a Dungu, Ngilima, Bangadi, Doruma. I soldati congolesi sono arrivati a Ngilima -45km da Dungu- ,solo lunedì 13 scorso alla sera. Sono 60, ma nel villaggio di Bangadi -80km dopo a nord- non ci sono ancora. Il giorno del mercato è propizio per la LRA per piombare sulla gente e fare incetta di mercanzie e obbligare alcuni come donne o ragazzini a trasportare il bottino. Gli uomini vengono uccisi. Non so se a Bangadi qualche persona sia stata portata via colla forza nonostante la reazione di alcuni della gente. Un certo numero di persone sono scappate da Bangadi verso il villaggio di Niangara a 80 km Ovest. Sabato sera nella nostra piazzetta del mercato c’era alcuni fanti congolesi. Credevamo si fermassero tutta la notte e invece appresi che verso le 21h si ritirarono nel quartiere del Centro Dungu in un cortile protetto. Era quello degli Osservatori ONU (MONUC) divenuto centro di riferimento militare. Vorremmo che fossero più vicini alla gente cioè presenti anche di notte nel nostro quartiere. Si parla di creare tanti posti di osservazione militare sul territorio ma intanto la paura logora gli animi. Tanti guardano alla Missione: se i padri, fratelli e suore non sono scappati, allora è segno buono, cioè c’è abbastanza sicurezza anche per gli altri.
venerdì 24 ottobre 2008
giovedì 16 ottobre 2008
Ottobre Missionario
Mi trovo nella cittadina di Dungu in Congo a 120 km dalla frontiera Est, quella sudanese. Sono qui in prestito, solo per qualche mese, giusto il tempo per le vacanze e eventuali cure mediche del confratello Sergio, di Recoaro Terme (TN). In comunità ora e della comunità c’è solo Javier, parroco. Lui è spagnolo, dei Pirenei baschi. Ciascuno di noi ha già accumulato più di 10 anni di permanenza in Congo. La comunità sarà completa a fine novembre con l’arrivo di un terzo confratello, il cui nome non è ancora ufficiale. Io arrivai in Congo per la prima volta quando avevo 30 anni. Fui ordinato prete nella diocesi di Padova nel 1981. Atterrai il primo novembre 1984 alla capitale Kinshasa. Il giorno dopo decollai verso l’interno del Paese, 1500km a est. Restai 3 giorni nella cittadina di ISIRO e poi in macchina, con un fuoristrada -non di lusso come in Italia si vedono- feci 300km con due tappe di pernottamento, per arrivare alla missione Duru, dove là cominciai a studiare e balbettare una nuova lingua, il lingala. Arrivai intontito e abbastanza spaesato. La comunità dei confratelli comboniani mi accolse bene e alla sera ci bevemmo una birra -cosa ora divenuta rara- prodotta nella nostra cittadina di Isiro usando riso dei campi locali. Ora la birreria non esiste più. Il Paese Congo vive uno stato di sfascio progressivo delle sue infrastrutture. Le cause sono tante ma una è nella mentalità della gente che sta molto lentamente cambiando. Le strade sono quasi impossibili. C’è una certa solidarierà locale clanica specie all’occasione di lutti e quando c’è da curare una malattia. Tante volte si tratta di un aiuto obbligatorio pena la maledizione o ritorsioni. Giorni fa, mi è piaciuto il gesto e il ragionamento di una donna, anziana, vive nel suo cortile sola ed è cieca. Si chiama Germaine. Ci chiese di procurarle un giovane di fiducia che scali due palme della suo cortile e abbatta un regime di palma, divenuto maturo. Un frutto sarà per la parrocchia e l’altro per lei. Ha mostrato una generosità, nonostante la sua povertà, che altri non hanno e che merita essere additata ad esempio. Dei vicini a turno l’accompagnano alla chiesa che non è troppo lontana. Qualche volta arriva alla Santa Messa anche durante la settimana, alle sei del mattino. E’ l’occasione di scambiarsi qualche saluto e poi ognuno parte al suo lavoro o alla scuola che comincia alle 7h30 e 8h alle elementari. In Italia in questo mese di ottobre si promuovono molte iniziative di carattere “missionario” per ricordare la dimensione missionaria della nostra Fede cioè di gente che testimonia in Gesù Cristo una nuova solidarietà e senso alla vita. Mancano tanti confort –luce, strade asfaltate, acqua potabile sicura- e servizi sociali come scuole e ambulatori decenti ma la voglia di vivere non manca.
Che cosa è l’ottobre missionario qui tra gente sfollata a causa della vicina guerriglia LRA e con paura del peggio? Il richiamo degli insegnamenti di Gesù è di grande aiuto per portare pace nella mamma che ha perduto due figli uccisi dai guerriglieri. L’esempio della vita di Gesù diventa antidoto e freno alla voglia di rispondere alla violenza colla violenza cioè vendetta. Una sera, erano le 18h30 rientravo coll’auto dopo avere accompagnato le suore domenicane in un convento più sicuro, ho incrociato due giovani del quartiere con un fucile artigianale. Mi sono fermato a salutarli e chiedere quali erano le loro intenzioni. Si erano costituiti in milizia per proteggere il quartiere. Ho ricordato loro che anche il nemico è un uomo e figlio di Dio, che ha subito il lavaggio del cervello e che fu strappato dai banchi di scuola e poi drogato. Ma Dio ha messo dentro di noi il DNA della fraternità. Dunque impediamo la violenza e usiamo la misericordia. Ricordo che quasi 100 alunni di più scuole il 17 settembre nel territorio della parrocchia di Duru furono rapiti e ora rischiano di subire la stessa sorte cioè divenire a forza di percosse e droga altri LRA. Un cristiano è missionario nel suo popolo se s’impegna a vivere controcorrente tra la sua gente. Ciò qui significa prendere le distanze da chi ha propositi vendicativi. Anzi la solidarietà verso chi ha perso tutto s’impone molto di più. Molte famiglie hanno accolto degli sfollati. E in Italia? Dove sono i cristiani, missionari? Un cristiano non può essere indifferente nei discorsi tra amici o colleghi. Il mandato di Gesù ..andate e predicate.. deve essere nelle vene di ogni credente. Però come il Sinodo dei vescovi a Roma lo ricorda: un cristiano è sale della terra se ha familiarità colla Bibbia. Vi saluto e vi ricordo con le esortazione di san Paolo ai Romani: tutti chiamati ad essere Chiesa cioè “corpo mistico” di Gesù Cristo.
Vostro padre Franco
Che cosa è l’ottobre missionario qui tra gente sfollata a causa della vicina guerriglia LRA e con paura del peggio? Il richiamo degli insegnamenti di Gesù è di grande aiuto per portare pace nella mamma che ha perduto due figli uccisi dai guerriglieri. L’esempio della vita di Gesù diventa antidoto e freno alla voglia di rispondere alla violenza colla violenza cioè vendetta. Una sera, erano le 18h30 rientravo coll’auto dopo avere accompagnato le suore domenicane in un convento più sicuro, ho incrociato due giovani del quartiere con un fucile artigianale. Mi sono fermato a salutarli e chiedere quali erano le loro intenzioni. Si erano costituiti in milizia per proteggere il quartiere. Ho ricordato loro che anche il nemico è un uomo e figlio di Dio, che ha subito il lavaggio del cervello e che fu strappato dai banchi di scuola e poi drogato. Ma Dio ha messo dentro di noi il DNA della fraternità. Dunque impediamo la violenza e usiamo la misericordia. Ricordo che quasi 100 alunni di più scuole il 17 settembre nel territorio della parrocchia di Duru furono rapiti e ora rischiano di subire la stessa sorte cioè divenire a forza di percosse e droga altri LRA. Un cristiano è missionario nel suo popolo se s’impegna a vivere controcorrente tra la sua gente. Ciò qui significa prendere le distanze da chi ha propositi vendicativi. Anzi la solidarietà verso chi ha perso tutto s’impone molto di più. Molte famiglie hanno accolto degli sfollati. E in Italia? Dove sono i cristiani, missionari? Un cristiano non può essere indifferente nei discorsi tra amici o colleghi. Il mandato di Gesù ..andate e predicate.. deve essere nelle vene di ogni credente. Però come il Sinodo dei vescovi a Roma lo ricorda: un cristiano è sale della terra se ha familiarità colla Bibbia. Vi saluto e vi ricordo con le esortazione di san Paolo ai Romani: tutti chiamati ad essere Chiesa cioè “corpo mistico” di Gesù Cristo.
Vostro padre Franco
mercoledì 15 ottobre 2008
Scontri durati fino a sera, aumentano le vittime
“Sono proseguiti fino a sera, e con l’uso di armi pesanti che segnalano una violenza crescente rispetto ai giorni scorsi, i combattimenti tra forze armate e ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) guidato dall’ex-generale dissidente Laurent Nkunda”: lo ha detto alla MISNA il colonnello Jean-Paul Dietrich, portavoce militare della missione Onu (Monuc), precisando che la base della missione nei pressi di Tongo (Nord-Kivu)...
clicca per ingrandire
...si è trovata al centro del fuoco incrociato dei belligeranti che avrebbe causato almeno quattro morti tra i civili e diverse decine tra i miliziani. “I caschi blu, in serata, hanno trasferito in luoghi più sicuri almeno 1700 sfollati che vivevano in tende attorno alla base" ha aggiunto il portavoce, sottolineando che malgrado le promesse e le dichiarazioni di ‘buona volontà’ pronunciate nei giorni scorsi da entrambe le parti “i combattimenti continuano a scapito della popolazione civile, costretta da lunghe settimane a vagare nelle foreste pur di mettersi in salvo”.
clicca per ingrandire
Il Cndp accusa, come spesso accaduto in passato, le forze armate di aver attaccato le sue postazioni nella zona “per provocazione e nel tentativo di riappropriarsi di località sotto il controllo dei ribelli”. Una versione smentita dai militari, vincolati agli accordi di cessate-il-fuoco firmati nel gennaio scorso a Goma.Intanto la stampa locale riporta la notizia di nuovi scontri nei pressi di Nyanzale, a nord ovest di Goma, di cui al momento non sono disponibili bilanci. [AdL]
clicca per ingrandire
Nella cartina si può vedere dove si trova Padre Franco a Dungu.Le informazione sono ricevute dal sito MISNA
venerdì 10 ottobre 2008
Dungu: dopo attacchi LRA, militari dispiegati e civili in armi
“Da circa due settimane tre voli giornalieri provenienti da Kisangani stanno trasportando uomini e mezzi dell’esercito congolese a Dungu, nella Provincia orientale. Intanto però gli abitanti stanno formando comitati di autodifesa popolare a Dungu, Ngilima e Bangadi”: lo riferiscono fonti della MISNA che si trovano nell’estremo nord est della Repubblica democratica del Congo e al centro dell’area teatro nelle scorse settimane di violenti attacchi da parte dei ribelli ugandesi dell’Lra (Lord’s resistance army). Il mese scorso il governo congolese aveva annunciato l’invio di almeno 2000 soldati nella zona di Dungu per contenere le scorribande degli uomini del Lra, che, qualche giorno dopo l’annuncio, hanno invece lanciato una serie di attacchi massicci contro diversi villaggi della zona di Duru, provocando una ventina di vittime e circa 15.000 tra sfollati e profughi fuggiti oltre frontiera in Sud Sudan. “Ogni quartiere di Dungu ormai ha le sue milizie armate; in giro si vedono pochi mezzi della missione dell’Onu nel paese (Monuc, ndr) se non in convoglio.
Ma intanto per strada si comincia a notare che la gente si mette in cammino con archi, frecce e vecchi fucili” aggiunge la fonte, precisando che al momento i militari congolesi si stanno limitando a pattugliare le strade che portano a Dungu durante il giorno, mentre la notte fanno rientro alla loro base nei pressi dell’aeroporto. Secondo le stesse fonti al momento non si ha notizia di emergenze sanitarie o alimentari, mentre resta forte la tensione e la sfiducia della gente rispetto all’operato delle autorità. Le ultime violenze di cui si ha notizia risalgono a domenica nel villaggio di Moro. [GB]
Le immagini sono state inviate da padre Franco Barin le informazione ricevuta dal sito MISNA
martedì 7 ottobre 2008
Voce missionaria da Dungu: "situazione tesa ma tante esagerazioni"
“A Dungu c’è tensione, ci sono rifugiati, ma non ci sono emergenze alimentari, gli sfollati qui in città sono al massimo 3000 e in tutta la regione non penso siano più di 5-6000”: lo dice alla MISNA padre Franco Barin, missionario comboniano con un’esperienza forte di 13 anni trascorsi nel paese e intervallati da permanenze più o meno lunghe in Messico, Germania e Italia. “Dungu - prosegue il missionario che è originario di Cittadella, Padova - è divisa in tre quartieri separati da due fiumi; nel mio, quello di Bamokandi, abbiamo censito non più di mille sfollati e la situazione negli altri due è simile. Vengono quasi tutti dalla parrocchia di Duru dove i ribelli ugandesi dell’Esercito del signore (Lra) a metà settembre hanno attaccato la missione, bruciato le case e costretto la gente a fuggire”. Nonostante la presenza degli sfollati, la situazione secondo padre Franco è sotto controllo perché molti avevano parenti e amici a Dungu e perché in tanti avevano nascosto le loro cose per tempo: “In questi giorni i capifamiglia insieme ai figli più grandi fanno ritorno nei nascondigli dove per precauzione tenevano nascosti i loro averi temendo proprio gli attacchi ribelli” aggiunge il padre comboniano che nella sua missione ospita al momento 46 persone. Restano ovviamente tensioni che possono a volte sfociare in atti violenti: “Domenica - continua padre Franco – tre ribelli (due uomini e una donna) che stavano per consegnarsi sono stati bloccati nella strada principale del mio quartiere e uccisi a bastonate. Sempre domenica ho avuto notizie di violenze nei pressi di Bangadi, un centro di 2000 abitanti a 100 chilometri da Dungu, dove i ribelli avrebbero ucciso tre persone e rapito altre”. Una situazione di tensione aggravata dal blocco dell’unico asse viario praticabile in direzione di Yambio in Sud Sudan: “La strada è insicura e solo parzialmente controllata dall’esercito che negli ultimi giorni ha inviato a Dungu 3000 soldati aviotrasportati; c’è un’area di circa 80 chilometri di lunghezza sotto controllo dei ribelli che è alla fine quella più pericolosa”. Padre Mario si congeda, sta aiutando quattro suore domenicane che vivono in un monastero di Bamokandi a trasferirsi in un’altra struttura dall’altra parte della città: “Li si sentiranno più sicure, ma penso sia difficile che i ribelli vogliano avventurarsi fin qui, allontanandosi dalle loro zone”. Intanto a Dungu, accompagnata da una pioggerellina, cala la notte.
[GB]
[GB]
Informazione ricevuta dal sito MISNA
giovedì 2 ottobre 2008
Una testimonianza missionaria
“A Duru sono rimaste solo le macerie della missione bruciata, gli scheletri delle 300 abitazioni distrutte dai ribelli dell’Lra ed è rimasto anche qualche anziano”: la voce di padre Mario Benedetti, missionario comboniano fino a qualche giorno fa in Congo, è rotta dall’amarezza poco prima di salire sull’aereo che da Kampala lo ha riportato oggi in Italia, a Milano prima, nella sua Segonzano in Trentino poi. Lui, che a 70 anni di età pensava di averle viste tutte, insieme ad altri due sacerdoti - il sudanese Peter Magalasi e l’italiano Ferruccio Gobbi - è stato costretto a lasciare la missione e il lavoro fatto per evitare conseguenze peggiori. “Alla fine – dice ancora - sono andato via per evitare che la mia presenza potesse mettere a rischio la sicurezza della gente che ancora vive lì; fosse stato solo per me sarei rimasto. Ma la situazione non è stabile, la gente si sente abbandonata dall’Onu e dal governo, quelli (i ribelli, ndr) hanno bruciato anche le scuole della nostra parrocchia portando via come ostaggi un centinaio di ragazzi”. Padre Mario, contrariamente ai suoi confratelli rimasti prigionieri per qualche ora, il giorno dell’attacco a Duru è riuscito a fuggire: “Ho approfittato di un momento di disattenzione e mentre i ribelli rovistavano nella nostra casa sono uscito fuori trascorrendo la notte nella foresta. Sentivo che mi cercavano, sono tornato il giorno dopo quando il villaggio era stato abbandonato”. Un ritorno reso amaro dall’immagine di una comunità ferita nel profondo e costretta a ricominciare da capo: “La maggior parte delle duemila persone che abitavano a Duru è fuggita, anche noi con un passaggio in moto alla fine ci siamo diretti verso la città di Yambio in Sud Sudan e quindi a Kampala in Uganda; i miei confratelli sono partiti per primi, io li ho seguiti in un secondo tempo”. Sull’appartenenza dei ribelli all’Lra, padre Benedetti non ha alcun dubbio: “Non sono sbandati che vivono nella foresta, sono inquadratissimi, motorizzati e ben armati. A Duru si sono presentati in un centinaio e sembrava ricevessero ordini da una donna che si era sistemata a circa trecento metri dall’abitato; probabilmente venivano dalla base che hanno creato due anni fa a 15 chilometri da Duru o da un’altra che si trova a 60 chilometri”. Per il missionario si tratta delle stesse persone che dal febbraio 2006 hanno scelto questo lembo estremo del territorio congolese per proteggersi meglio da eventuali attacchi dell’esercito ugandese nonostante ci sia un processo di pace in corso: “Quando sono arrivati nel 2006 – ricorda ancora padre Mario – non disturbavano la gente. Poi, subito dopo un attacco contro la nostra missione il 17 dicembre dello scorso anno, hanno cominciato a farsi più cattivi, a lanciare moniti e avvertimenti a chiunque incontrassero per strada, fino a queste ultime violenze”. Secondo padre Benedetti, nell’attacco contro Duru 15-20 persone potrebbero essere state uccise, alcune migliaia hanno lasciato la zona e - ripete poco prima di salire sul suo aereo - “c’è il dramma di questi cento ragazzi portati via dai ribelli e quello dei loro genitori che non sanno che fine abbiano fatto”. [GB]
Informazione ricevuta dal sito MISNA
Iscriviti a:
Post (Atom)






